| L' Adige e le sue innondazioni |
| Scritto da Franco | |||
| Domenica 22 Marzo 2009 15:12 | |||
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L' ALLUVIONE DEL 1882 Tra il 16 e il 20 settembre 1882 una pioggia dirotta ed incessante provocò una delle alluvioni più disastrose che coinvolsero l’arco alpino orientale. L’ALLUVIONE DEL 1882 Tra il 16 e il 20 settembre 1882 una pioggia dirotta ed incessante provocò una delle alluvioni più disastrose che coinvolsero l’arco alpino orientale. Infatti l’alluvione del 1882 passò alla storia e fu sempre tenuta ad esempio e paragone per tutte quelle successive, compresa quella del 1966. Le eccezionali condizioni meteorologiche si verificarono in una situazione precaria per il grande dissesto idrogeologico e forestale causato da un esasperato sfruttamento della foresta. Inoltre le costruzioni a tutela dell’ambiente fino ad allora costruite erano in molti punti ancora incomplete e comunque coprivano porzioni di territorio tra loro isolate. Alle piogge del mese di settembre si aggiunse un’altra ondata di mal tempo, anche se minore, che aggravò una situazione già precaria. "L’Almanacco agrario" del 1883 così inizia il suo resoconto sull’evento: "Non possiamo senza provare una stretta al cuore rivolgere il pensiero a giorni nefasti dell’inondazione di quest’anno, la quale ci ha lasciato tale ricordo, che purtroppo durerà un bel pezzo: l’anno 1882 rimarrà tristemente famoso nella storia del nostro paese. Nessuno poteva prevedere la sventura onde fummo colpiti; ed il disastro veramente straordinario per gravità e per estensione, tanto da non trovarne riscontro nelle cronache delle passate inondazioni, ci colse all’impensata e del tutto impreparati ad una lotta, la quale soverchiava, nonché i mezzi di una difesa ordinaria, le forze umane addirittura. Le nostre cronache ricordano fra le più luttuose inondazioni passate quella del 1648, poi una del 1665 nella Valsugana bassa, notevole per esser accaduta dal 15 al 20 settembre, come l’ultima del corrente anno 1882, che abbiamo preso a narrare; indi un’altra nel 1748 con danni considerevoli a Trento, a Lavis e nella Valsugana, dove Grigno ebbe a deplorare 17 vittime umane; per non dir nulla di altre parziali inondazioni, e delle piene dell’Adige nel 1868 e nel 1879, che ai nostri giorni abbiamo potuto vedere. Ma, lo ripetiamo, nessuna delle passate inondazioni, per quanto memorabili, produsse tanti e si estesi danni come quella di quest’anno, la quale oltre aver desolato il nostro paese, disertò parte del Tirolo tedesco e della Carintia, e sommerse interamente da Verona giù in basso piano della Venezia". Come avverrà nell’alluvione del 1966 all’eccezionale piovosità si aggiunse l’ondata di scirocco che sciolse le nevi anche ad alta quota aggiungendo l’acqua formata dalla neve disciolta a quella piovana. Come 84 anni dopo le regioni più colpite furono quelle orientali oltre alla città capoluogo. Curioso è il paragone usato per indicare la pioggia caduta. Secondo le stazioni meteorologiche sulla "parte italiana della Provincia", cioè sul territorio della attuale Provincia Autonoma di Trento, nel mese di settembre caddero 4200 mc. (420 mm.) per ciascun ettaro. Gli ettari considerati sono 635.757 per un totale di 2.670.179.400 mc. di acqua piovana. Tutta quest’acqua costituirebbe un bacino lungo 9 chilometri e largo 3 per 100 metri di profondità. Il fiume Adige ruppe gli argini ben 9 volte tra S. Michele e Bolzano. A Trento allagò tutta la zona a nord della città penetrando fino a S. Maria, via Roma e parte di via Belenzani oltre che la zona della stazione, Centa, ripercorrendo grosso modo l’antico alveo da poco abbandonato. L’ondata di piena del fiume Adige sarebbe da attribuirsi ai contributi dei suoi maggiori affluenti in territorio trentino: il Noce e l’Avisio. La pioggia in queste valli cadde quando quella piovuta nei bacini dell’Adige, dell’Isarco e della Rienza era in via di defluire nei rispettivi recipienti, dando così luogo ad un maggiore concorso d’acqua a valle dello sbocco dei due torrenti e ad una maggiore tumefacenza del fiume. Gravi preoccupazioni destò anche il torrente Fersina: la mattina del 17 settembre sembrò ormai prossimo il crollo della serra di Ponte Alto. La serra resistente. Non si udì così il tanto temuto colpo di cannone che doveva avvertire l’immediata presenza del pericolo e lo sgombro dell’intera area nei pressi del torrente. Nella serra di Cantanghel si aprì invece una breccia, presso la base, consentendo il lento e graduale fluire del materiale raccolto alle spalle della serra evitando così’ l’improvviso quanto catastrofico rovesciamento a valle dell’accumulo alluvionale ghiaioso, sassoso e terroso, accumulatosi in vari anni. Nelle vallate laterali, soprattutto in Valsugana, Primiero e dell’Avisio, si verificarono smottamenti, frane, dilamazioni che sommersero centri abitati e campagne. " i villaggi di Moena in Fassa e di Grigno in Valsugana rimasero quasi per intero subissati dalla furia irresistibile dei loro torrenti. Moena, il comune più danneggiato di tutta la valle di Fiemme, ebbe 41 case o interamente scomparse o rovinate con un danno approssimativo di oltre 300 mila fiorini; Grigno dovette la salvezza della sua popolazione ad un falso allarme, che provvidenzialmente prevenne il vero pericolo, avendo poche ore dopo il torrente Grigno invaso il paese, atterrando una trentina di case, seppellendo sotto la congerie le rimanenti sino agli ultimi piani, e trasportando fuori dal cimitero le bare scoperchiate dei morti". Ancora una volta quindi i corsi d’acqua più pericolosi furono l’Avisio, il Cismon e tutti i torrenti in destra Brenta. Il Grigno, il Ceggio, il Maso, la Larganza, la Chieppena, rovesciarono ingenti quantità di materiale nel loro breve quanto veloce corso, dalla catena del Lagorai al fondovalle. la conformazione morfologica alluvionale di tutta la costiera fertile e abitata in sinistra del Brenta ne fu colpita. Un’immagine fotografica dell’epoca illustra il villaggio di Grigno invaso dalle acque e dal fango. A Pianello, a fianco della recente superstrada della Valsugana, uno scheletrico rudere, con il primo piano trasformato in cantiere, è rimasto ancor a documentare la quantità di fango e detriti che invasero la piana valsuganotta. L’Avisio causò i maggiori danni nella porzione alta e bassa del suo corso provocando inondazioni e distruzioni raffrontabili con quelle che avverranno nel1966.Nel tratto di corso mediano, esso scorre in una profonda forra incisa nella roccia mentre i paesi sono posti in alto sui versanti. Un esempio comunque resta ancora ben impresso nel territorio: la grande erosione dei depositi morenici del rio Brusago, affluente di sinistra dell’Avisio nei pressi di Sover. In una relazione della SAT a firma Tambosi, si riporta: "la strada tra Brusago e Sover è completamente rovinata, poiché correva lungo il torrente, che oggi ha coperto di ghiaia e sassi tutta la valle per un percorso di oltre 5 km. su di una larghezza dai 50 ai 200 metri ed una profondità da tre a sette metri. Questa vallata mutata in deserto ovunque trovansi erano prima prati verdeggianti, traversata adesso da un furioso torrente di acqua rossastra anziché da un pacifico ruscelletto, offre uno spettacolo veramente terribile." Con riferimento al rio Regnana che invece provocò numerosi danni a Piazzo scrive: "nella frazione di Regnana distrusse due mulini, nel capoluogo e precisamente nella parte bassa aperse un vallone di 60 m. di larghezza e 15 o 20 di profondità in cui precipitarono successivamente 5 mulini, 2 seghe, varie abitazioni e persino parte della casa comune. La Regnana empì di congerie tutto il fondo della valle tra Bedollo e Spiazzo per una larghezza dai 30 ai 150 metri, sotterrando prati e campi e distruggendo i boschi sul suo passaggio. La distruzione degli opifici era per l’epoca una perdita molto grave. la loro presenza nelle immediate vicinanze dei corsi d’acqua il rendeva assai vulnerabili e la loro distruzione, oltre ai danni personali, causava carestie e disoccupazione. A Rovereto, il torrente Leno che la attraversava, distrusse gli argini e abbatte due grandi mulini e i ponti che collegavano gli stabilimenti dei Fratelli Costa e delle cartiere Jacob, oltre a quello della ferrovia. Vennero travolte le bocche d’immissione delle tre rogge che attraversavano la borgata riempiendo i canali di ghiaia costringendo gli stabilimenti disposti lungo i loro corsi ed una sospensione delle lavorazioni. La cartiera Jacob restò ferma più di due mesi. Ci si chiese: furono soltanto le eccezionalità atmosferiche a causare la vastità e l’imponenza delle inondazioni e smottamenti? "Ad affrettare la discesa a valle contribuirono le deplorabili condizioni dei nostri bacini montuosi già denudati in gran parte dei loro boschi, ridotti ad uno stato di disgregazione, e quindi tosto saturi di acqua in seguito a piogge anche non molto grosse; sicché l’acqua caduta sulle alture, non più assorbita né ritardata dall’ostacolo provvidenziale dei boschi, necessariamente in poco d’ora precipitò al fondo, traendo seco nella sua rapina interi boschi dei pochi che ancora rimangono, ed una ingente quantità di legname tagliato o schiantato, spalancando voragini dov’erano campi coltivati in pendice, vigneti, e vaste prateria, soverchiando o rompendo gli argini dei corsi d’acqua già ingrossati dalla pioggia, e dilagando finalmente nelle valli più basse giù giù fino al mare". Ecco allora emergere come causa preponderante il cattivo uso del suolo e del bosco fino allora praticato. L’esasperato taglio dei boschi per trarvi legname d’opera e da commercio, legna da fuoco per uso domestico e per alimentare le fornaci da calce e da laterizi, diradò in maniera vistosa il patrimonio forestale denudando interi versanti. I terreni a pascolo che si spinsero sempre più in quota e che si estesero vistosamente, crearono ampie aree disboscate proprio nei punti dove l’acqua selvaggia si raccoglie e si incanala senza incontrare più nessun trattenimento naturale. E ancora: la distruzione del novellame, il trasporto del legname per trascinamento, la trasformazione di colture su versanti ripidi, furono altre motivazioni di instabilità del territorio. Ecco quindi che il sistema ambientale e forestale divenne labile e grandemente a rischio. I danni, le vittime ed i pericoli corsi nell’occasione dell’alluvione del 1882, misero quindi in chiara evidenza l’instabilità e la cattiva gestione del territorio, rilevando la necessità di eseguire gli interventi di sistemazione dei torrenti in modo più sistematico e specializzato. Ed è quello che si iniziò a fare.
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| Ultimo aggiornamento Domenica 14 Giugno 2009 15:41 |



