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Anche
l'edizione 2002 di "Un borgo e il suo fiume", vede
la pubblicazione di un documento tratto dalla affascinante
storia di Sacco. Il documento, donato dalla comunità
di Sacco a un suo figlio illustre, Riccardo Zandonai, è
titolato:
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La riproduzione che ne è stata fatta, sette grandi
fogli racchiusi in una cartellina, è presentata da
una breve nota esplicativa e da un testo che consente di inquadrare
il documento nel momento storico di particolare intensità
e solennità in cui era stato prodotto.
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(nota)
Omaggio a Zandonai è una solida cartellina ricoperta
in finissima pelle stampata di cui, sopra, è riportata,
in dimensioni ridotte, la copertina. All'interno, sei fogli
legati da un elegante cordoncino dorato. Su ogni foglio uno
scorcio del paese e, complessivamente, trecentodiciassette
firme di capifamiglia di Sacco. I sei fogli sono riprodotti
a dimensione reale.
Le immagini di Sacco (cinque monocromatiche
e, una, a due colori) sono di Luigi Ratini (Trento, 1880-1934),
pittore di buon nome che, con una tecnica a lui cara, rappresenta
con grande precisione un panorama di Sacco visto da destra
Adige, piazza Filzi e le quattro successive abitazioni della
famiglia Zandonai. Tra queste, la casa natale del compositore
e il "Vaticano", che lo ospiterà nei giorni
delle rappresentazioni roveretane.
(A cura di Giovanni Morini
con la collaborazione della d.ssa Paola Caneppele)
(testo di presentazione)
Tra il 30 agosto e il 10 settembre
1919 si tennero, al Teatro Sociale di Rovereto (diverrà
poi Teatro Zandonai), otto rappresentazioni della Francesca
da Rimini di Riccardo Zandonai. A dirigere l'opera - la sua
più famosa - lo stesso compositore, di Sacco.
A dieci mesi dalla fine di una guerra che, questa terra e
queste popolazioni, aveva drammaticamente segnato, queste
rappresentazioni furono un evento memorabile, fortemente voluto
e caricato di molti significati.
A fianco della scontata, retorica celebrazione della patria,
l'altro quasi ossessivo leitmotiv di quei giorni fu l'omaggio
al figlio illustre. Patria e compositore si trovano insieme
in un passo di uno dei tanti discorsi: "La musica affascinante
di Zandonai penetrerà nell'animo del popolo conquistandolo
con la dolcezza, inebriandolo della grandezza e della potenza
dell'Italia".
Le rappresentazioni ebbero una grande eco sui mezzi di informazione
e, evidente, fu il compiacimento roveretano per aver preceduto
Trento in questo evento "artistico e patriottico",
"festa di italianità purissima".
Rovereto, tra le tante manifestazioni di omaggio, decretò
la cittadinanza onoraria al saccardo Zandonai. Il barone Valeriano
Malfatti, autorevole sindaco della città, accompagnò
la proposta con una motivazione che le cronache del tempo
così riassumono: "Riccardo Zandonai, nato a Sacco,
il paese che fa parte virtualmente della città nostra,
è concittadino e, come tale, ha portato tale decoro
alla città di Rovereto da ritenersi nostro dovere il
rendere a lui il massimo degli onori con questa nomina".
Sacco, appunto. Zandonai vi raggiunge
ogni sera, dopo teatro, la casa paterna, conosciuta come il
Vaticano (dopo la prima, vi sarà "accompagnato
da un grandioso corteo"). E, a Sacco, nel cortile del
Vaticano, la sera del tre settembre, giorno di riposo, orchestra
e cantanti improvvisano un concerto in omaggio al maestro
davanti a "una grande folla radunatasi spontaneamente".
Zandonai in quei giorni roveretani fu subissato di doni, di
pergamene, di corone d'alloro. Nella serata tutta saccarda
del tre settembre, nell'intimità e nella semplicità
del cortile di casa, gli fu consegnato questo "omaggio
dei concittadini": questa volta concittadini in senso
stretto, saccardi.
Sono passati pochi mesi dalla fine della guerra e dal rientro
dal doloroso lungo esilio, e mancano pochi mesi alla fine
del Comune che verrà unito a quello di Rovereto nel
marzo dell'anno successivo. Questo ritrovarsi di tutto il
paese attorno al compaesano che "ce l'ha fatta"
acquista, in quel particolare momento, un sapore quasi simbolico.
Solo nella piccola dimensione di una borgata si può
pensare a un omaggio così dolce e affettuoso come l'immagine
dei luoghi dell'infanzia; perché è solo nella
piccola dimensione che quei luoghi, quegli scorci sono a tutti
noti, sono parte della comune vicenda di vita. Ed è
solo nella piccola dimensione che si può chiedere,
si può in qualche modo imporre, di essere presenti
e riconoscibili con il proprio nome, la propria firma. Sacco
riesce in tutto questo: pensa e offre un dono semplice e raffinatissimo.
Un dono che è segno di stima e d'affetto per Zandonai,
certo, ma anche affermazione d'amore per il proprio borgo,
simbolico momento d'unione di una comunità che sta
per confluire in una più grande realtà.
Un borgo e il suo fiume, la festa di
Sacco, propone, nella edizione 2002, la riproduzione di questo
documento. I saccardi di oggi vi troveranno immagini e nomi
del loro passato. Una volta di più un incitamento,
una sfida orgogliosa dei padri a ritrovare, coltivare, arricchire
l'identità di questo piccolo straordinario paese.
Sacco, 6 giugno 2002
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