Omaggio a Riccardo Zandonai PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Morini   
Mercoledì 14 Maggio 2008 11:46
Anche l'edizione 2002 di "Un borgo e il suo fiume", vede la pubblicazione di un documento tratto dalla affascinante storia di Sacco. Il documento, donato dalla comunità di Sacco a un suo figlio illustre, Riccardo Zandonai, è titolato:


     
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La riproduzione che ne è stata fatta, sette grandi fogli racchiusi in una cartellina, è presentata da una breve nota esplicativa e da un testo che consente di inquadrare il documento nel momento storico di particolare intensità e solennità in cui era stato prodotto.


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(nota)
Omaggio a Zandonai è una solida cartellina ricoperta in finissima pelle stampata di cui, sopra, è riportata, in dimensioni ridotte, la copertina. All'interno, sei fogli legati da un elegante cordoncino dorato. Su ogni foglio uno scorcio del paese e, complessivamente, trecentodiciassette firme di capifamiglia di Sacco. I sei fogli sono riprodotti a dimensione reale.

Le immagini di Sacco (cinque monocromatiche e, una, a due colori) sono di Luigi Ratini (Trento, 1880-1934), pittore di buon nome che, con una tecnica a lui cara, rappresenta con grande precisione un panorama di Sacco visto da destra Adige, piazza Filzi e le quattro successive abitazioni della famiglia Zandonai. Tra queste, la casa natale del compositore e il "Vaticano", che lo ospiterà nei giorni delle rappresentazioni roveretane.

(A cura di Giovanni Morini
con la collaborazione della d.ssa Paola Caneppele)

(testo di presentazione)

Tra il 30 agosto e il 10 settembre 1919 si tennero, al Teatro Sociale di Rovereto (diverrà poi Teatro Zandonai), otto rappresentazioni della Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai. A dirigere l'opera - la sua più famosa - lo stesso compositore, di Sacco.
A dieci mesi dalla fine di una guerra che, questa terra e queste popolazioni, aveva drammaticamente segnato, queste rappresentazioni furono un evento memorabile, fortemente voluto e caricato di molti significati.
A fianco della scontata, retorica celebrazione della patria, l'altro quasi ossessivo leitmotiv di quei giorni fu l'omaggio al figlio illustre. Patria e compositore si trovano insieme in un passo di uno dei tanti discorsi: "La musica affascinante di Zandonai penetrerà nell'animo del popolo conquistandolo con la dolcezza, inebriandolo della grandezza e della potenza dell'Italia".
Le rappresentazioni ebbero una grande eco sui mezzi di informazione e, evidente, fu il compiacimento roveretano per aver preceduto Trento in questo evento "artistico e patriottico", "festa di italianità purissima".
Rovereto, tra le tante manifestazioni di omaggio, decretò la cittadinanza onoraria al saccardo Zandonai. Il barone Valeriano Malfatti, autorevole sindaco della città, accompagnò la proposta con una motivazione che le cronache del tempo così riassumono: "Riccardo Zandonai, nato a Sacco, il paese che fa parte virtualmente della città nostra, è concittadino e, come tale, ha portato tale decoro alla città di Rovereto da ritenersi nostro dovere il rendere a lui il massimo degli onori con questa nomina".

Sacco, appunto. Zandonai vi raggiunge ogni sera, dopo teatro, la casa paterna, conosciuta come il Vaticano (dopo la prima, vi sarà "accompagnato da un grandioso corteo"). E, a Sacco, nel cortile del Vaticano, la sera del tre settembre, giorno di riposo, orchestra e cantanti improvvisano un concerto in omaggio al maestro davanti a "una grande folla radunatasi spontaneamente".


Zandonai in quei giorni roveretani fu subissato di doni, di pergamene, di corone d'alloro. Nella serata tutta saccarda del tre settembre, nell'intimità e nella semplicità del cortile di casa, gli fu consegnato questo "omaggio dei concittadini": questa volta concittadini in senso stretto, saccardi.
Sono passati pochi mesi dalla fine della guerra e dal rientro dal doloroso lungo esilio, e mancano pochi mesi alla fine del Comune che verrà unito a quello di Rovereto nel marzo dell'anno successivo. Questo ritrovarsi di tutto il paese attorno al compaesano che "ce l'ha fatta" acquista, in quel particolare momento, un sapore quasi simbolico. Solo nella piccola dimensione di una borgata si può pensare a un omaggio così dolce e affettuoso come l'immagine dei luoghi dell'infanzia; perché è solo nella piccola dimensione che quei luoghi, quegli scorci sono a tutti noti, sono parte della comune vicenda di vita. Ed è solo nella piccola dimensione che si può chiedere, si può in qualche modo imporre, di essere presenti e riconoscibili con il proprio nome, la propria firma. Sacco riesce in tutto questo: pensa e offre un dono semplice e raffinatissimo. Un dono che è segno di stima e d'affetto per Zandonai, certo, ma anche affermazione d'amore per il proprio borgo, simbolico momento d'unione di una comunità che sta per confluire in una più grande realtà.

Un borgo e il suo fiume, la festa di Sacco, propone, nella edizione 2002, la riproduzione di questo documento. I saccardi di oggi vi troveranno immagini e nomi del loro passato. Una volta di più un incitamento, una sfida orgogliosa dei padri a ritrovare, coltivare, arricchire l'identità di questo piccolo straordinario paese.

Sacco, 6 giugno 2002
Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Maggio 2008 10:59
 
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