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Gli estimi
catastali sono uno strumento per la suddivisone della
imposizione fiscale. In essi sono riportati la descrizione
delle proprietà, i rendimenti relativi e il nome
dei proprietari. Di ogni proprietà sono, in particolare,
indicati gli estremi delle proprietà confinanti.
È così che dagli estimi di una località
a una certa data è possibile ricostruire con
grande precisione una visione della situazione immobiliare
della località a quella data.
Ed è così che l'indagine
sviluppata in questa sezione della mostra consente di
vedere Sacco nel 1750 in modo affidabile e concreto.
È come se, per magia, potessimo scattare un'istantanea
retrodatata di oltre duecentocinquant'anni.
Cosa possiamo vedere in questa
improbabile istantanea? Due sono gli elementi che colpiscono
particolarmente.
Il primo è che il centro
storico di Sacco era già, praticamente, quello
che conosciamo oggi. L'edificato - almeno in planimetria
- era all'incirca quello che conosciamo; anche l'impianto
viario - strade e vicoli, slarghi, discese a fiume (i
vò) - era già quello che ancor oggi possiamo
percorrere.
La lettura della nostra istantanea
risulta più articolata per quel che concerne
le frazioni storiche del Comune di Sacco: Campagnole,
Fucine, Seghe, Moja. Infatti, ed è la nostra
seconda scoperta, nelle frazioni era particolarmente
marcata la presenza di edifici adibiti ad attività
produttive: fucine, mulini, segherie, filatoi. Tutti
mossi dall'altra acqua di Sacco, quella del Leno,
che, non si può negare, è spesso messa
in ombra dal binomio Sacco/Adige. Oggi, queste presenze
così importanti nel passato, sono scarsamente
leggibili: ricordiamo solo qualche tratto, secco, della
Roza e la ruota, con il segno della botte per l'ora,
che azionava la fucina Dapor alla Moja. Non era così
nel '700 e non sarà così fino alla prima
metà del '900.
Le
acque del Leno continueranno a far girare macine e ad
azionare seghe e magli ben oltre il passaggio dell'ultima
zattera sull'Adige.
Lo sfruttamento delle acque del
Leno consente una ulteriore osservazione. La forza idrica
veniva erogata grazie alle Rogge che, derivate dal Leno
all'altezza del Castello di Rovereto, si mantenevano
in quota rispetto all'alveo del torrente. Costituivano,
quindi, uno storico e ben concreto legame tra Sacco
e Rovereto. E, questo, secoli prima che si decidesse
la fusione dei due Comuni.
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