Le case storiche PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Morini   
Mercoledì 14 Maggio 2008 10:58

Gli estimi catastali sono uno strumento per la suddivisone della imposizione fiscale. In essi sono riportati la descrizione delle proprietà, i rendimenti relativi e il nome dei proprietari. Di ogni proprietà sono, in particolare, indicati gli estremi delle proprietà confinanti. È così che dagli estimi di una località a una certa data è possibile ricostruire con grande precisione una visione della situazione immobiliare della località a quella data.

Ed è così che l'indagine sviluppata in questa sezione della mostra consente di vedere Sacco nel 1750 in modo affidabile e concreto. È come se, per magia, potessimo scattare un'istantanea retrodatata di oltre duecentocinquant'anni.

Cosa possiamo vedere in questa improbabile istantanea? Due sono gli elementi che colpiscono particolarmente.

Il primo è che il centro storico di Sacco era già, praticamente, quello che conosciamo oggi. L'edificato - almeno in planimetria - era all'incirca quello che conosciamo; anche l'impianto viario - strade e vicoli, slarghi, discese a fiume (i vò) - era già quello che ancor oggi possiamo percorrere.

La lettura della nostra istantanea risulta più articolata per quel che concerne le frazioni storiche del Comune di Sacco: Campagnole, Fucine, Seghe, Moja. Infatti, ed è la nostra seconda scoperta, nelle frazioni era particolarmente marcata la presenza di edifici adibiti ad attività produttive: fucine, mulini, segherie, filatoi. Tutti mossi dall'altra acqua di Sacco, quella del Leno, che, non si può negare, è spesso messa in ombra dal binomio Sacco/Adige. Oggi, queste presenze così importanti nel passato, sono scarsamente leggibili: ricordiamo solo qualche tratto, secco, della Roza e la ruota, con il segno della botte per l'ora, che azionava la fucina Dapor alla Moja. Non era così nel '700 e non sarà così fino alla prima metà del '900.

020415 Ruota Dapor sulla Roza.jpgLe acque del Leno continueranno a far girare macine e ad azionare seghe e magli ben oltre il passaggio dell'ultima zattera sull'Adige.

Lo sfruttamento delle acque del Leno consente una ulteriore osservazione. La forza idrica veniva erogata grazie alle Rogge che, derivate dal Leno all'altezza del Castello di Rovereto, si mantenevano in quota rispetto all'alveo del torrente. Costituivano, quindi, uno storico e ben concreto legame tra Sacco e Rovereto. E, questo, secoli prima che si decidesse la fusione dei due Comuni.

Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Maggio 2008 10:58
 
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