| Sacco 1827 |
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| Scritto da Giovanni Morini | ||||
| Domenica 11 Maggio 2008 15:40 | ||||
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La Biblioteca Civica ha curato una ormai lunga serie di riproduzioni di immagini della Rovereto del passato. Sono riproduzioni raffinate che, attraverso la comparazione con la realtà attuale, con la collocazione cronologica e la presenza (o assenza) di scorci, dettagli, monumenti della città, riassumono, per chi le osservi con attenzione, le informazioni di un saggio. La riproduzione che oggi viene presentata abbandona il centro cittadino per portarci a Sacco, sull'Adige. L'Adige è, nell'iconografia roveretana, l'altro fiume della città; è, infatti, il Leno, il vero fiume della Rovereto storica. L'Adige, ieri e oggi, è, invece, fiume di Sacco. Dal suo fiume, nella storia, Sacco - non più sobborgo - riesce a relegare Rovereto a un ruolo secondario, di burocrazia e di carte: l'acqua dell'Adige, l'acqua che allaga e trasporta, l'acqua che divide e unisce, è affare di Sacco e di saccardi. Splendida testimonianza, quindi, e, insieme, puntigliosa affermazione di identità, questo dipinto del 1827: l'attuale piazza Filzi, per metà Adige - in questo punto acchetato in approdo - e per metà sponda del fiume; l'orgogliosa presenza della Torre Civica, con la cappella degli Zattieri che sembra sorgere direttamente dalle acque; la zattera, ingombra di merci in arrivo non si sa da dove e in partenza non si sa per dove… Il legame, l'intimo abbraccio, tra il borgo e il suo fiume non potrebbe essere meglio rappresentato. E verso il fiume, un fiume senza ponte, si aprono le case e i palazzi di Sacco: non verso una piazza, non attorno alla Chiesa, non lungo una strada. Solo a Sacco avviene questo: gli altri centri della Vallagarina - Rovereto e Villa, Aldeno e Calliano, Volano e Ala - sorgono lontano dalle piene dell'Adige, vissuto più come minaccia che come risorsa. Sacco, no. Sacco vive sul fiume e del fiume: un borgo e il suo fiume, appunto, come felicemente è stata chiamata la festa di Sacco e come appropriatamente possiamo titolare questa feconda immagine del suo passato.
Un borgo e il suo fiume è un olio su tavola di 60,5 x 36,5 centimetri. Rappresenta Piazza Filzi, a Sacco, allora solo un tratto della riva dell'Adige. Se si eccettua la presenza del ponte e della fontana, la piazza è, oggi, sorprendentemente identica a questa sua immagine del 1827.
Vale la pena di raccontare qualcosa del dipinto. In possesso di una sua riproduzione in bianco e nero, il signor Sergio Dorigotti, saccardo autentico, vi riconosce la pietra circolare che la ruspa riporta alla luce durante i lavori di ripavimentazione della piazza. A fine lavori, la pietra verrà ricollocata là dove la si vede nel dipinto: vi si potrà di nuovo poggiare un bicchiere e, magari, come nel passato, vi si faranno risuonare le monete per saggiarne la validità.La cortese contessa Maria van der Straten Bossi-Fedrigotti - cui dobbiamo l'autorizzazione, meglio, l'attivo interessamento per giungere a questa riproduzione - ricorda benissimo il dipinto e racconta come la sua famiglia ne è rientrata in possesso: un'amica, nei primi anni '80, vede il dipinto presso un antiquario di Venezia, vi riconosce Sacco, e lo acquista per farne dono alla contessa; è di allora la riproduzione fotografica di cui si diceva. Oggi il dipinto è conservato in una bella residenza della famiglia, a Weinern, Bassa Austria.
Osservando il dipinto notiamo, a destra della lavandaia, una scritta su tre righe, leggibile chiaramente solo in quella centrale. È, forse, la firma del pittore: Torelli (o Tonelli). La dedica dipinta sulla pietra in basso a destra riporta
E cioè, traducendo liberamente: "Al Suo Diletto Illustrissimo e Molto Reverendo Don Q. Fedrigotti de B-B, come espressione di deferente gratitudine, S. P. D. dedica e dà in dono". Sul retro della tavola due sorprese: la prima è la ripetizione, con integrazioni, della dedica; evidentemente scritta dopo la morte del dedicatario, riporta in chiaro il nome del donatore indicato sul dipinto con le sole iniziali S. P. D.; vi si legge: 1827 Illmo ac Admd Rvdo Domino Quintilio Fedrigotti de Bosis-Belmonte In obsequii gratique animi Argumentum Sacerdos Petrus Delaj D. et D. Post ejusdem vero diem extremum D. ![]() La seconda sorpresa è la scoperta che l'orologio della torre non è dipinto; in un incavo ricavato nella tavola, vi era un vero orologio il cui quadrante, nel rispetto delle proporzioni, prendeva posto sulla torre dipinta. All'orologio della torre era quindi possibile leggere l'ora. Non sappiamo, ma non si può escludere, se lo scoccare delle ore fosse annunciato dai canonici rintocchi…
Rovereto, 8 giugno 2001 Un particolare ringraziamento alla famiglia dei conti Bossi-Fedrigotti e alle Arti Grafiche Longo che hanno reso possibile la riproduzione.
Rovereto, 8 giugno 2003 [Queste due pagine sono riportate sul retro della stampa]
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| Ultimo aggiornamento Martedì 06 Aprile 2010 21:46 |




In possesso di una sua riproduzione in bianco e nero, il signor Sergio Dorigotti, saccardo autentico, vi riconosce la pietra circolare che la ruspa riporta alla luce durante i lavori di ripavimentazione della piazza. A fine lavori, la pietra verrà ricollocata là dove la si vede nel dipinto: vi si potrà di nuovo poggiare un bicchiere e, magari, come nel passato, vi si faranno risuonare le monete per saggiarne la validità.




