| Sacco e i ghiacciai |
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| Scritto da Giovanni Morini | |||
| Mercoledì 07 Maggio 2008 13:34 | |||
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Il corso stesso del fiume è quello che conosciamo anche grazie all'azione del ghiacciaio. Per gli studiosi, infatti, il ghiacciaio ha scavato il fondovalle, ma ha anche rimosso gli sbarramenti trasversali alla valle che portavano le acque dell'Adige a scaricarsi nel profondo avvallamento gardesano. Nel corso delle glaciazioni del quaternario - furono quattro, e l'ultima è arrivata fino a 15-20 mila anni fa il ghiacciaio atesino si snodava lungo tutta la Vallagarina; la coltre di ghiaccio partiva da oltre 2500 metridi quota allo spartiacque alpino, si abbassava a 2000 a Bolzano e, a Trento, era ancora sui 1700 metri: solo le cime più alte (Paganella, Bondone) ne emergevano. All'altezza di Rovereto il ghiacciaio raggiungeva i 1400 metri: significa ghiaccio per uno spessore di circa 1200 metri. Il restringimento e le sinuosità della Vallagarina, verso sud, costituivano un potente ostacolo al suo deflusso. Su questo si basa l'ipotesi che, attraverso l'avvallamento di loppio, gran parte della sua potenza si scaricasse nel Garda. Avveniva così il ricongiungimento con la massa glaciale che, al Garda, giungeva attraverso la valle deIlaghi. Alla sella di Terlago, infatti, poco a nord di Trento, la catena in destra Adige si abbassa fino a meno di 700 metri di quota; non costituiva quindi un ostacolo al deflusso diretto del ghiacciaio, come detto, verso la valle deIlaghi e il Garda. Risultano così facilmente spiegabilIle imponenti dimensioni dell'anfiteatro morenico del Garda: esso fu costruito dall'immenso ghiacciaio dell'Adige che, solo con una diramazione nettamente meno potente, andrà a formare anche il più modesto anfiteatro di Rivoli Veronese, giusto alla fine della Vallagarina: ed é proprio questa morena frontale che risaliamo quando, dal fondovalle dell'Adige, proseguendo verso sud, ci dirigiamo verso Affi. Non si può escludere che proprio fin là siano finiti ciottoli e detriti di roccia prelevati magari dal Montesèl di Sacco o dalla "meravigliosamente arrotondata, montonata, levigata" collina di Castel Pradaglia. Non s'era detto che, con Sacco, c'entra anche il ghiacciaio?
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In un delizioso piccolo libro sui ghiacciai del Trentino (R. Bombarda, Il cuore bianco, Trento 1996, ed. Arca) viene proposta una foto del ghiacciaio di Aletsch, in Svizzera. Con efficace e verosimile intuizione l'autore vi ricorre per suggerire il probabile affascinante aspetto della Vallagarina, a sud di Rovereto, 20 mila anni fa o giù di lì.
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Maggio 2008 16:11 |



Che c'entra il ghiacciaio con Sacco? C'entra, c'entra. Vediamo come. Adige e ghiacciaio sono un binomio fortemente connesso. Anche oggi, i pur modesti residui ghiacciai tributari dell'Adige, sono importanti regolatori della sua portata e, in epoche geologiche, il ghiacciaio ha contribuito potentemente a modellarne la valle.



