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Ogni luogo ha un racconto da proporre.Il racconto di un luogo è sempre - per chi quel luogo conosce, per chi ci è nato, per chi ci vive - un racconto affascinante. Avviene, talvolta, che il racconto sia affascinante anche per gli altri...
Questo è il racconto di Sacco: Storia: Un cenno
La storia di Sacco è intrecciata alle vicende del traffico sul fiume che, da epoca medioevale e fino a tutto il XVIII secolo, sarà la fonte principale di lavoro e ricchezza per i suoi abitanti. Si pur dire che la comunità di Sacco (la Magnifica Comunità di Sacco, come si legge sui documenti del 1700) nasce e si sviluppa grazie e in funzione dei trasporti sull'Adige: per secoli, Sacco formerà con zattere e zattieri uno stretto binomio, ben noto ai mercanti di mezza Europa frequentatori delle quattro fiere annuali di Bolzano.
L'attività agricola è, naturalmente, presente e importante: non a caso, oggi, Sacco è pregiata zona vinicola. E anche lo sfruttamento della forza motrice delle rogge derivate dal Leno costituiva un'altra fonte di lavoro; e tuttavia, molini, segherie e filatoi, non meno delle campagne, come fonte di lavoro e sostentamento delle famiglie, avranno, almeno fino al XVIII secolo, un ruolo secondario rispetto all'attività sul fiume. Sacco si differenzia cosl in modo molto netto rispetto alle comunità vicine. Tutte, con la sola esclusione di Rovereto,dipendenti da campi, pascoli e boschi.
Sarebbe di grande interesse indagare se e quanto questo abbia influito sul carattere dei saccardi. Gli intensi contatti con le fiere cosmopolite di Bolzano e con la grande realtà urbana di Verona, i rapporti con le comunità montane e con gli altri insediamenti rivieraschi, costituivano una fonte di reciproca influenza certamente non circoscritta alla sola dimensione del rapporto economico. Sacco e la sua storia sono un'affascinante materia di studio, come si vede. Avviene talvolta che le piccole dimensioni celino grandi potenzialità di interesse e suggestione.
Torniamo alla navigazione sull'Adige. I primi documenti che ne regolamentano l'esercizio sono veronesi, e risalgono ai primi decenni del XIII secolo. E' una precisa testimonianza dell'importanza dei traffici sul nostro fiume già a partire da quei secolIlontani. L'affermarsi delle fiere di Bolzano come sede privilegiata dei commerci tra i mercati oltralpe e i mercati italiani (vi affluivano merci e mercanti, oltre che da Germania e Austria, anche dalle Fiandre, dall'Inghilterra, dai Paesi Baltici, dal centro Europa, dal nord della Francia) segnò l'apice nei volumi di traffico sull'Adige; la sua massima espansione può essere collocata tra il 1500 e la seconda metà del 1700.
 Al suo declino, già evidente negli ultimi decenni del 1700, non furono estranee vicende militari che interferivano sulla regolarità dei trasporti: le zattere venivano infatti adibite prioritariamente, spesso esclusivamente, al trasporto di materiali e truppe; quel che perr lo rese irreversibile fu, da un lato, il miglioramento della rete stradale e, dall'altro, l'affermarsi, per le merci dirette al mercato italiano,di vie alternative a quella storica del Brennero. La ferrovia - aperta tra Trento e Verona nel 1859, lo sarà fino a Bolzano nel 1869 - sancì la definitiva condanna del trasporto merci sulla via d'acqua. Permarrà, arrivando fino ai primi decenni del secolo scorso, la sola attività di fluitazione del legname.
Ogni luogo ha un racconto da proporre.Il racconto di un luogo è sempre - per chi quel luogo conosce, per chi ci è nato, per chi ci vive - un racconto affascinante. Avviene, talvolta, che il racconto sia affascinante anche per gli altri...
Questo è il racconto di Sacco: Storia: Un cenno
Abbiamo una bellissima immagine di Sacco del 1827: com'era stato per secoli, la piazza è ancora attracco per zattere ingombre di merci. Lo sarà ancora per poco.
Il ridimensionamento del traffico fluviale e la cessazione, nel 1806, del privilegio (l'esclusiva del trasporto merci da Bolzano a Verona) di cui Sacco godeva fin dal 1584, determinano, nella prima metà dell'800, un vero e proprio tracollo di equilibri economici secolari e segnano anche la radicale trasformazione della identità socio-culturale della comunità. Una trasformazione che, molto presto, con la costruzione del ponte e conseguente interramento del punto d'attracco delle zattere (siamo nel 1871), e la costruzione dell'imponente manifattura tabacchi (1854), marcherà anche la fisionomia dei luoghi.
La Manifattura Tabacchi, fortemente voluta dall'intera comunità che vi cercava una alternativa occupazionale, giungerà a contare oltre duemila dipendenti, in gran parte donne.
L'espressione identità socio-culturale, usata poco sopra, è d'uso frequente e, spesso, il suo significato risulta impreciso e un po' misterioso: difficile, nel nostro caso, non vedere quale trasformazione sia stata determinata, per Sacco e per l'intera Vallagarina, da questo massiccio irrompere di lavoro salariato caratterizzato da tre dirompenti, inedite caratteristiche: era lavoro femminile; era lavoro fuori casa; era lavoro presso una struttura produttiva che, per dimensioni, non aveva precedenti.
Anche nel drammatico capitolo dell'evacuazione, subita da Sacco e da tutti i comuni vicini durante la Grande Guerra, le zigherane (le nostre sigaraie) avranno un ruolo importante e prezioso: impiegate presso le manifatture oltralpe, riuscirono a sottrarsi, con le proprie famiglie, alla cruda realtà delle baracche di legno.
La fine della Grande Guerra vede la riunificazione del Trentino all'Italia. La tendenza alla soppressione dei piccoli comuni, la progressiva integrazione e dipendenza con la vicina Rovereto e, sembra, anche dissapori tra i saccardi, portarono alla fusione del Comunedi Sacco con quello di Rovereto. L'atto conclusivo è del 18 marzo 1920. E' di allora il nuovo toponimo, non amatissimo dai vecchi saccardi, di Borgo Sacco. Lo sviluppo di Sacco si era mantenuto, anche con la manifattura, prossimo al fiume, sorgente storica del benessere della comunità. Dal primo dopoguerra, con un processo che diverrà esplosivo nel secondo, Sacco abbandona progressivamente il fiume per volgersi risolutamente verso Rovereto, sempre più, anche per i saccardi, centro di servizi e fornitore di lavoro. Specularmente Rovereto, alla ricerca di nuove aree per il suo sviluppo, le troverà verso Sacco, oltre i varchi che consentono l'attraversamento della ferrovia che, dal 1859, tagliava la campagna - oggi non più tale - tra i due abitati. E' così che si sviluppano, oltre il cavalcavia, i nuovi insediamenti delle Fucine e quelli attorno a via Pasubio e viale Vittoria. Del tutto analoga la genesi del grande sviluppo di S. Giorgio, (frazione storica di Sacco posta a cavallo del suo confine nord con Rovereto) collegato a Rovereto anche dal sottopasso di via Manzoni.
Al centro storico di Sacco, con la soppressione del Comune, era venuto a mancare il ruolodi centro amministrativo; più recentemente, in questo dopoguerra, la diversa dislocazione della popolazione e la sua maggiore mobilità, ne mineranno, almeno in parte, anche la funzionedi centro commerciale. Un complesso di cause, che ha portato a una fase di ripiegamento e di vera e propria crisi: la popolazione è diminuita e il patrimonio edilizio ha conosciuto, per qualche anno, episodi diffusi di progressivo degrado. Recenti e robusti segnali consentono, oggi,di ritenere che questa fase sia finita: le strade sono state ripavimentate e dotate di un nuovo impianto di illuminazione, fontana e ponte sono stati restaurati, nella bella chiesa di San Giovanni sono in fase di consolidamento e restauro gli splendidi affreschi di G. A. Baroni, uno tra i figli illustri di Sacco. E' una nuova fase testimoniata anche dall'insediamento di nuove attività (vera e propria inversione di una tendenza) e dal recupero di numerosi vecchi edifici. Una volta all'anno, agli inizi di giugno, la festa Un borgo e il suo fiume, affianca significativamente il momento ludico e gastronomico con iniziative di riscoperta della storia del borgo e del suo rapporto secolare con il fiume. Sacco sta riacquistando coscienza della propria identità: un centro dalla storia affascinante, certo, ma anche un centro bello (pittoresco è riduttivo), posto in una stupenda posizione, in riva a un fiume che è, insieme, paesaggio e storia, natura e umanità.
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